Cibo e Dintorni | Dopo la doggy bag, al ristorante come a casa si può fare di più contro lo spreco alimentare

Cibo e Dintorni | Dopo la doggy bag, al ristorante come a casa si può fare di più contro lo spreco alimentare

Quello della lotta allo spreco alimentare è uno dei temi “caldi” di cui si parla sempre di più e verso il quale la sensibilizzazione si fa via via maggiormente radicata.

Tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, seppur piccola, per dare un contributo alla causa che riguarda l’intero pianeta. Senza dubbio, i ristoranti e la distribuzione in generale rappresentano la categoria che negli ultimi anni ha dimostrato una consapevolezza considerevole, insieme alla volontà di dare il giusto esempio nelle scelte di gestione, approvvigionamento e utilizzo delle materie prime.

La prima prova è la famosa doggy bag, abitudine ampiamente diffusa all’estero che in Italia ha fatto molta fatica ad “attecchire” sia per quanto riguarda i ristoratori sia per i clienti. Oggi però questa buona pratica risulta finalmente sdoganata, o perlomeno sta prendendo piede. E alla fine, se ci pensiamo, perché portare a casa quello che abbiamo ordinato e pagato, per poi consumarlo invece di gettarlo, non deve essere una più che ottima consuetudine?

SI PUÒ FARE DI PIÙ

Diversi passi in avanti certamente, ma tasselli di un puzzle che deve necessariamente essere più ampio.

Lino Stoppani, vice presidente vicario di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio, nel suo intervento in occasione della campagna Spreco Zero 2023 di Last Minute Market organizzata a Roma nell’ambito della 10ª giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, ha voluto sottolineare quanto nella ristorazione sia necessario fare di più, ripensare i processi in funzione del contrasto agli sprechi non solo nell’acquisto degli ingredienti ma anche nella preparazione dei piatti e nella conservazione dei prodotti.

Metà delle perdite e degli sprechi alimentari globali avviene a monte, prima che i prodotti arrivino ai negozi, ai magazzini dei rivenditori e ai ristoranti, ma è cruciale analizzare anche il comportamento del consumatore, dentro e fuori casa. – spiega Stoppani – Esiste un nesso tra informazione, acquisto e consumo di cibo che svolge un ruolo cardine per far acquisire al consumatore, soprattutto nelle fasce di popolazione dove si spreca più cibo, la consapevolezza necessaria a consolidare abitudini alimentari sane, per sé e per l’ambiente. Per questo è primario rafforzare e sostenere campagne informative che raggiungano il consumatore per guidarlo consapevolmente nella scelta dei prodotti, guardando non solo alle offerte, ma anche alla sostenibilità e alla qualità del cibo che viene acquistato”.

E a proposito dei ristoranti aggiunge: “in questa direzione anche le imprese svolgono un ruolo importante nel contrasto allo spreco alimentare, sia quelle della distribuzione, ad esempio con la ridistribuzione del cibo, sia quelle della ristorazione, dove sta crescendo la possibilità di portare a casa gli alimenti non consumati. Una pratica che rimane virtuosa, perché mettere al centro il valore del cibo significa svolgere una funzione educativa che va ben oltre la ristorazione stessa. Ma nella ristorazione occorre fare di più ripensando i processi in funzione del contrasto degli sprechi. Occorre, dunque – conclude Stoppani – il contributo di tutti, imprese, consumatori, esperti della salute, per raggiungere l’obiettivo di preservare il valore del cibo lungo tutta la filiera, ridurre lo spreco alimentare e giungere a modelli di consumo e produzione sostenibili”.

I NUMERI DELL’ITALIA IN FATTO DI SPRECO ALIMENTARE

Secondo quanto riportato nel report “Il caso Italia” 2023 di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, gli italiani sono attenti nelle abitudini di acquisto, sulla prevenzione degli sprechi, alla qualità di quello si consuma, nonché alla salute. Non solo, risultano disponibili a tagliare i consumi per ridurre le bollette dell’energia elettrica e del gas, o per le spese di abbigliamento.

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