Cibo e DintorniBioeconomia: dagli scarti del pesce azzurro gli Omega-3

Cibo e DintorniBioeconomia: dagli scarti del pesce azzurro gli Omega-3

Anche gli scarti di pesce azzurro possono essere un’ottima fonte di Omega-3, secondo il principio di una sostenibilità da preservare e sviluppare.

La prima ricerca risale al 2018 ed è stata portata avanti dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) e dall’Università di Palermo. L’obiettivo era quello di estrarre rapidamente, e in alte rese, i preziosi grassi Omega-3 dagli scarti di lavorazione delle acciughe.

Ora il progetto sta andando avanti con il Dipartimento Diceam dell’Università mediterranea di Reggio Calabria, in collaborazione con il Cnr, e l’azienda Callipo che sostiene economicamente le ricerche. Come specificato nello studio «A Circular Economy Approach to Omega-3 Extraction», è sufficiente ‘frullare’ gli scarti di lavorazione del pesce, mescolati con una piccola quantità di limonene, ed estrarre poi gli Omega-3 dal composto risultante con un’ulteriore percentuale di limonene.

Un esempio importante, perché il futuro delle realtà che si occupano di conserve alimentari è infatti proprio quello di recuperare gli scarti di lavorazione del pesce per riutilizzarli attraverso un processo di economia circolare. Perché tutto ciò che può inizialmente essere considerato solo uno scarto della filiera alimentare del settore ittico, fanghi compresi, arrivano ad avere una nuova destinazione d’uso quando analizzati e trasformati in prodotti a elevato valore aggiunto di omega-3, bioenergia e fertilizzanti organici. In questo modo si estende la vita utile dei prodotti e si riducono, al tempo stesso, le emissioni di CO2. Il tutto con un processo semplice ed economico.

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