L’allevamento dei suini destinati alla produzione di cosce fresche che, dopo un’attenta lavorazione, diventeranno “Prosciutto di Parma”, avviene esclusivamente in 11 regioni italiane, all’interno di stabilimenti approvati, seguendo un’alimentazione specifica.
Il suino, certificato dalla documentazione e dal tatuaggio apposto dall’allevatore, deve appartenere ad uno dei tipi genetici approvati e può essere avviato alla macellazione solo in presenza di specifici requisiti: deve avere un’età superiore a 9 mesi, e deve essere sano e riposato. Inoltre, la carcassa deve avere un peso tra i 110,1 kg e 180,0 kg.
La coscia fresca riposa per 24 ore in apposite celle di raffreddamento, in modo che la carne si rassodi con il freddo e possa essere rifilata più facilmente.
Le cosce impiegate per la produzione del Prosciutto di Parma non devono subire, tranne la refrigerazione, alcun trattamento di conservazione, ivi compresa la congelazione.
In questa fase viene conferita alla coscia la forma caratteristica del Prosciutto di Parma detta a “coscia di pollo”. La rifilatura si esegue asportando, con un apposito coltello, parte del grasso e della cotenna. Questo sia per ragioni estetiche, sia per favorire la fase successiva, quella della salagione. Durante questa operazione le cosce che presentano imperfezioni anche minime vengono scartate.